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CLDA Consulting

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Newsletter n. 6 - I prestiti bancari garantiti: una anomalia italiana

 

Newsletter n.6 – Prestiti bancari garantiti: una anomalia italiana

 

 

PRESTITI  BANCARI GARANTITI – UNA ANOMALIA ITALIANA  

 

Questo articolo nasce dalla mia esperienza come consulente finanziario per le aziende. Richiede una conoscenza di base della finanza aziendale ed è rivolto soprattutto agli imprenditori.

 

Partiamo da una premessa: le PMI Italiane sono spesso sottocapitalizzate e talvolta sovraindebitate. Si potrebbe dunque pensare che le banche italiane abbiano una maggiore propensione al rischio e quindi si fidino più che in altri paesi a prestare soldi alle aziende anche se il patrimonio netto è basso.

In realtà è esattamente il contrario: le banche italiane hanno una bassissima propensione al rischio: infatti i loro prestiti alle PMI sono spesso GARANTITI da immobili o dal patrimonio personale dell’imprenditore. E’ questa una anomalia tutta italiana, visto che in altri paesi il credito bancario garantito è riservato di solito al finanziamento di progetti di Real Estate o al Project Finance oppure ancora al finanziamento di attività specifiche (Aviazione, Shipping, Trade Finance). Ma quali sono le cause di questa predilezione?

1)       Dimensione piccola delle aziende italiane: nei modelli di rating, interni delle banche o esterni delle società di rating, la piccola dimensione viene penalizzata. Dunque l’impresa piccola, che costituisce il nucleo del sistema industriale italiano, riceve ratings piuttosto bassi.

2)       Scarso focus delle PMI sulla finanza: in Italia abbiamo moltissimi imprenditori estremamente capaci sul prodotto, molto bravi a trovare nuovi mercati, innovativi sui processi e sugli impianti, ma che spesso lasciano la finanza in secondo piano e dunque non si occupano di come il credito viene loro erogato

3)       Approccio “emergenziale” al debito: dal punto 2 discende che spesso ci si preoccupa di reperire i finanziamenti necessari ad un nuovo investimento solo all’ultimo minuto, quando i tempi sono strettissimi e la banca non è in grado di erogare un finanziamento unsecured in tempo

4)       Scarsa capacità di presentarsi alle banche: sempre dal punto 2 discende che spesso le aziende non presentano piani finanziari pluriennali alle banche se non quando viene loro richiesto, non fanno un lavoro di preparazione e di “marketing” presso i finanziatori, e talvolta addirittura mandano i bilanci molto in ritardo perché impiegano troppo tempo a predisporli (mandare un bilancio a settembre dell’anno successivo è piuttosto frequente ma non è una informazione molto utile per chi finanzia l’azienda)

 

Per tutti questi motivi quando l’azienda richiede un finanziamento spesso si sente rispondere che per avere l’approvazione in tempi brevi, ridurre il costo, ed assicurarsi la delibera, conviene mettere degli immobili o addirittura il patrimonio dell’imprenditore a garanzia del prestito.

Ovviamente per la banca ciò è estremamente conveniente: di fatto il rischio si annulla (il loan to value è sempre molto inferiore al 100%) e si incassano gli interessi praticamente senza rischio. Non solo: se il patrimonio messo a garanzia è mobiliare (gli investimenti personali dell’imprenditore) spesso la banca pretende di assumerne la gestione, incassando così laute commissioni di gestione.

A questo punto la domanda è: ma perché l’imprenditore lo accetta?

Abbiamo già detto che spesso è per un tema di urgenza nel reperimento del finanziamento, ma il punto è un altro: se deve dare il suo patrimonio a garanzia, di fatto l’imprenditore sta finanziando l’azienda con i suoi soldi, non con quelli della banca! Se le cose vanno male, la banca si prende i soldi dell’imprenditore oltre agli asset dell’azienda!

Ma allora in questo caso all’imprenditore converrebbe di molto usare il suo patrimonio per ricapitalizzare l’azienda anziché chiedere un prestito garantito, tanto i suoi soldi sono comunque a rischio! Però almeno, se ricapitalizza l’azienda con i suoi soldi, risparmia gli interessi che altrimenti pagherebbe sul debito e risparmia le spese di gestione degli investimenti che gli carica la banca.

 

Esiste però una alternativa: un lavoro serio di ottimizzazione della struttura finanziaria aziendale e soprattutto delle relazioni con le banche che passi attraverso:

·       Bilanci realistici e inviati tempestivamente alle banche secondo gli standard utilizzati dalla banca e non secondo standard civilistici

·       Un’attività di marketing presso le banche ed altri finanziatori fatta di persona, con una certa frequenza e molto prima di quando si necessita il finanziamento

·       Una volta che si decide di chiedere un finanziamento, o anche prima, la predisposizione di piani aziendali pluriennali seri e credibili e la spiegazione di come i finanziamenti necessari saranno utilizzati e soprattutto di come si intende ripagarli

E’ un lavoro che va fatto su base regolare e che ha un ritorno molto importante in termini di svincolo dei capitali personali dell’imprenditore.

In quest’attività CLDA Consulting può fornire una consulenza costante nella predisposizione della documentazione sopra elencata, accompagnando anche gli imprenditori agli incontri con i finanziatori. CLDA Consulting assiste dunque l’azienda nell’ottenimento di finanziamenti unsecured basati su un piano realistico di investimenti e sulla solidità strutturale del business dell’azienda. L’unica condizione è che l’azienda sia effettivamente in grado di supportare quel grado di indebitamento e di ripagarlo per tempo: una azienda in crisi o sovraindebitata ovviamente non può pensare di fare questo esercizio.

Laddove però questo esercizio sia possibile e venga svolto, il risultato finale è una struttura finanziaria più “normale” e soprattutto il capitale personale dell’imprenditore libero da vincoli e da pegni.

Se volete discuterne in maniera più dettagliata contattatemi direttamente!

 

 

Disclaimer: quanto sopra scritto rappresenta unicamente il pensiero, alla data attuale, di Claudio Livolsi e non vuole in nessun modo essere una sollecitazione ad investire o a disinvestire in titoli o altri strumenti di investimento. Le società sopra nominate non sono in alcun modo collegate a Claudio Livolsi. Claudio Livolsi potrebbe o  meno aver investito a titolo personale in uno o più dei suddetti titoli. Claudio Livolsi, titolare del sito CLDA Consulting, non è responsabile in alcun modo per investimenti o disinvestimenti effettuati in seguito alla lettura del suddetto articolo

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